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Sabato, 11 Maggio 2013 15:53

Aperi.QUì – condivisioni itineranti/TRIbuti

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Aperi.QUì – condivisioni itineranti/TRIbuti
FABRIANO – Fondazione Carifac - via Gioberti n.5
Giovedì 09.05.2013
 
Maurizio Mercuri incontra Edgardo Mannucci e Quirino Ruggeri
A cura di Valeria Carnevali
 
Dalla figurazione all’astrazione. E alla fine il concetto. La sintesi di un secolo di arte in tre mosse.
Due artisti residenti ci ricevono nelle loro stanze: di qua i locali abitati da un Quirino Ruggeri
serio, maestoso, elegante e composto, i cui busti e le cui figure plasmate nella freddezza di una
epoca immancabilmente severa, la prima parte del Novecento, ci osservano, tra lo ieratico e il
colloquiale. Di là le sale in cui Edgardo Mannucci, novecentissimo uomo dell’atomica, racconta la
sua evoluzione, a partire proprio dall’indagine sulla figura umana appresa dal maestro Ruggeri,
con cui il legame, anche generazionale, fu forte, fino all’originalità di una morfologia di scultura che
l’ha reso protagonista del suo tempo, centripeta e informale, forza primigenia contenuta e
racchiusa in un nucleo, energia pura pronta ad esplodere ma trattenuta nell’istante sospeso in cui
la deflagrazione non è ancora avvenuta.
Ed in mezzo c’è lui, ospite riverente e indiscreto, Maurizio Mercuri, che accede in silenzio nella
casa per ribaltare il senso di ogni spazio, senza però disturbare il sonno dei giganti.
Cinque i locali che conservano le illustri presenze. Cinque i piccoli geniali interventi che, con ironia
e stupore, costringono la mente dell’ignaro visitatore a cercare significati e sensi nascosti nelle
pieghe di una collezione raffinata e, a suo modo, classica.
Così, nella sala di ingresso, mentre l’alta oreficeria di Mannucci si precipita splendida incontro al
visitatore per accoglierlo, alle sue spalle una fotografia morandiana si lascia osservare immobile e
sorniona. Nella sala del Mannucci più astratto, un solo, reiterato commento sonoro avvolge e
accompagna, non senza un pizzico di innocente impertinenza, chi è venuto qua per vedere.
Nell’ambiente più spazioso non basta invece aggirarsi e guardarsi intorno: dietro la schiena di un
monumentale adolescente sono appoggiati due libri da toccare, aprire, sfogliare e leggere; solo
così si rivelano oltre la propria apparenza. Lo spirito di Mercuri che occhieggia tra i pezzi nella
mostra in permanenza non può dirsi soddisfatto senza un passaggio nella videoarte: un vecchio
televisore ed un filmato in loop, una stanza liquida e fuggevole intrappolata in una stanza reale.
Non accontentatevi di vederlo una sola volta. L’intervento più impalpabile è nella stanza più
piccola, in cui un piccolo stratagemma permette la visione di un autoritratto, tema tradizionale nella
storia dell’arte, che si raddoppia e si frantuma.
Se Ruggeri desidera celebrare la personalità e Mannucci aspira ad animare la materia, Mercuri
adora destabilizzare, spiazzare, rovesciare ogni certezza di significato. Lo stesso titolo scelto per
questa piccola serie di interventi ambisce a suscitare perplessità: “TRIbuto”, al singolare, giocato
inizialmente sul prefisso che triplica, ad indicare la matrice plurale dell’esposizione, e sul significato
tradizionale di “rendere omaggio”, si trasforma nel meno piacevole, anzi, proprio fastidioso
“TRIbuti”: le parole diventano spesso fuorvianti…e siamo sempre in grado di comunicare i concetti
che esse sottendono, con la loro ambiguità e la loro potenziale, involontaria ironia?
 
 
 
Quirino Ruggeri (Albacina di Fabriano, 1883 - Roma 1955), sarto affermato e creativo, nella
Roma degli anni Venti si dedica alla scultura, entrando nel gruppo “Valori Plastici”. Esegue sculture
in gesso, creta e terracotta, fusioni in bronzo e quadri su tela e su tavola. Attratto inizialmente dal
primitivismo classico, matura uno stile naturalistico statico e composto, in linea con la cultura del
tempo ed in opposizione alle avanguardie.
 
Edgardo Mannucci (Fabriano 1904 – Arcevia 1986), allievo e genero di Ruggeri, che conosce e
frequenta a Roma, giunge ad una originale concezione della scultura in un primo momento
simbolica e poi materico-gestuale. Fortemente influenzato dalle tragiche vicende storiche del
Novecento, trasferisce le sue meditazioni nell’indagine sulla forma e sulle tecniche di lavorazione
dei metalli. E’ considerato uno dei protagonisti dell’arte plastica informale europea.
 
Maurizio Mercuri vive e lavora a San Donato di Fabriano. Artista concettuale, conserva reperti
tecnologici raccolti nei suoi viaggi di scoperta, facendone ispirazione per i propri lavori. La sua
poetica riguarda oggetti presenti nella vita quotidiana, presentati in situazioni assurde e
disorientanti. Per Mercuri l’immaginazione è via di fuga dall’omologazione, dalla dimensione
alienante del lavoro, dalle pressioni a cui siamo soggetti nelle relazioni sociali.
 
 

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Letto 6300 volte Ultima modifica il Sabato, 11 Maggio 2013 16:44